Un Manifesto per i Diritti, l’Inclusione e il Territorio

Capire che cosa significa identità di genere aiuta a distinguere concetti che vengono spesso utilizzati come sinonimi, ma che descrivono aspetti differenti della persona.
Sesso assegnato alla nascita, genere, identità di genere, espressione di genere e orientamento sessuale non indicano la stessa cosa. Comprendere queste differenze permette di utilizzare le parole in modo più preciso e di parlare delle esperienze delle persone con maggiore consapevolezza.
Questa guida raccoglie le principali definizioni, spiega i termini più utilizzati e chiarisce alcune delle domande più frequenti sul tema, con un linguaggio semplice e rispettoso.
L’identità di genere è il modo in cui una persona percepisce e vive il proprio genere.
Può coincidere con il sesso assegnato alla nascita oppure essere differente. Alcune persone si riconoscono nel genere maschile o femminile, mentre altre non si identificano esclusivamente in queste due categorie.
Il concetto riguarda quindi la percezione personale della propria identità e non deve essere confuso né con l’orientamento sessuale né con il modo in cui una persona si veste o si presenta agli altri.
La letteratura accademica considera l’identità di genere un fenomeno complesso, studiato da discipline differenti, tra cui psicologia, sociologia, antropologia, medicina e linguistica.
Una delle prime distinzioni da conoscere riguarda sesso e genere.
Il sesso assegnato alla nascita viene generalmente determinato sulla base di caratteristiche corporee osservabili, mentre il genere comprende dimensioni sociali, culturali e personali associate all’essere uomo, donna o ad altre esperienze di genere.
L’identità di genere riguarda invece il modo in cui la persona vive e definisce se stessa rispetto al genere.
Questi concetti possono essere collegati, ma non sono intercambiabili.
Anche il genere grammaticale, inoltre, è un concetto diverso dal genere della persona: in italiano maschile e femminile sono categorie grammaticali e non costituiscono una classificazione completa delle identità individuali. L’Accademia della Crusca sottolinea infatti la distinzione tra genere grammaticale e genere riferito alle persone.
Identità di genere ed espressione di genere descrivono due aspetti differenti.
L’identità riguarda il modo in cui una persona si riconosce rispetto al genere. L’espressione riguarda invece il modo in cui questa identità, o più in generale il proprio modo di presentarsi, può essere comunicata attraverso abbigliamento, comportamento, voce, acconciatura, gestualità e altri elementi.
Non esiste necessariamente una corrispondenza tra identità ed espressione.
Una persona può avere un’identità maschile e vestirsi in modo considerato tradizionalmente femminile, oppure avere un’identità non binaria e utilizzare espressioni differenti in contesti diversi.
L’aspetto esteriore, quindi, non permette di stabilire automaticamente l’identità di genere di una persona.
Un’altra distinzione fondamentale riguarda identità di genere e orientamento sessuale.
L’identità di genere risponde alla domanda: “Come mi identifico rispetto al genere?”
L’orientamento sessuale riguarda invece l’attrazione affettiva, romantica e/o sessuale verso altre persone.
Per questo una persona transgender può essere eterosessuale, omosessuale, bisessuale, pansessuale, asessuale o avere un altro orientamento.
Allo stesso modo, essere cisgender non determina automaticamente l’orientamento sessuale.
Separare questi concetti permette di evitare una delle confusioni più frequenti quando si parla di identità e comunità LGBTQIA+.
Il termine cisgender viene utilizzato per indicare una persona la cui identità di genere corrisponde al genere associato al sesso assegnato alla nascita.
È un termine descrittivo, utilizzato soprattutto per creare una distinzione rispetto a transgender.
Non significa quindi “persona normale” o “persona non transgender”: indica semplicemente una specifica esperienza rispetto alla propria identità di genere.
Transgender è un termine ombrello utilizzato per descrivere persone la cui identità di genere non corrisponde, o non corrisponde completamente, al genere associato al sesso assegnato alla nascita.
Non tutte le persone transgender vivono la propria esperienza nello stesso modo.
Alcune possono intraprendere percorsi di affermazione di genere che comprendono cambiamenti sociali, documentali, ormonali o chirurgici; altre possono non desiderare alcun intervento medico.
L’Organizzazione Mondiale della Sanità sottolinea infatti che alcune persone transgender ricorrono a percorsi di transizione medica o chirurgica, mentre altre no.
Con non binario si possono indicare persone la cui identità di genere non rientra esclusivamente nelle categorie di uomo o donna.
Il termine comprende esperienze differenti. Una persona può, per esempio, percepirsi al di fuori del binarismo uomo/donna, tra più generi oppure vivere la propria identità in modo variabile.
Non binario è quindi un termine ampio e non identifica un’unica esperienza.
È importante anche ricordare che non tutte le persone non binarie utilizzano gli stessi pronomi, le stesse forme linguistiche o le stesse definizioni per descriversi.
Genere fluido o gender fluid indica un’esperienza nella quale la percezione della propria identità di genere può variare nel tempo.
La variazione può riguardare il modo in cui una persona si identifica, si esprime o percepisce il proprio rapporto con il genere.
Anche in questo caso non esiste un’esperienza unica: ogni persona può utilizzare termini differenti per descrivere il proprio percorso.
No.
L’identità di genere non coincide con la disforia di genere.
La disforia può riferirsi a una condizione di disagio o sofferenza associata all’incongruenza tra identità di genere e sesso assegnato alla nascita, mentre non tutte le persone transgender o gender diverse sperimentano disforia.
Anche l’Organizzazione Mondiale della Sanità distingue questi concetti. Nell’ICD-11 la “gender incongruence” è stata spostata dal capitolo relativo ai disturbi mentali a quello relativo alle condizioni connesse alla salute sessuale. L’OMS precisa inoltre che le identità transgender e gender diverse non devono essere considerate condizioni di malattia mentale.
Per alcune persone il rapporto con la propria identità di genere può essere stabile per tutta la vita; per altre può evolvere nel tempo.
Questo può riguardare il modo in cui una persona comprende se stessa, le parole con cui si descrive oppure il modo in cui desidera essere riconosciuta dagli altri.
Per questo è preferibile non imporre un’etichetta dall’esterno.
Quando una persona comunica il proprio nome, i propri pronomi o il modo in cui desidera essere definita, rispettare queste indicazioni è una forma di attenzione verso la sua autodeterminazione.
Non esiste una formula complessa da imparare.
Alcuni comportamenti sono però particolarmente utili:
La regola più semplice è chiedere quando non si è sicuri, soprattutto nei contesti professionali o quando il dato è rilevante per la comunicazione.
Conoscere il significato dei termini permette di comunicare in modo più preciso e di evitare sovrapposizioni tra identità, orientamento sessuale ed espressione di genere.
La corretta informazione è particolarmente importante nei contesti educativi, sanitari, lavorativi, istituzionali e associativi, nei quali le parole possono influire sulla qualità della relazione e sull’accessibilità dei servizi.
Comprendere il tema significa anche riconoscere che non tutte le persone vivono il genere nello stesso modo.
Il modo in cui parliamo delle persone è strettamente collegato alla loro identità.
Per questo l’identità di genere è uno degli aspetti da considerare quando si costruisce una comunicazione inclusiva.
Nome, pronomi, titoli professionali, formule di saluto e descrizioni delle persone possono essere scelti in modo da evitare stereotipi e attribuzioni non necessarie.
Questo non significa che esista una sola maniera corretta di parlare: il linguaggio cambia nel tempo e le soluzioni possono dipendere dal contesto.
Per approfondire questo aspetto è utile consultare la nostra guida dedicata al linguaggio inclusivo, che affronta anche le principali strategie utilizzabili nella comunicazione scritta e professionale.
L’identità di genere riguarda il rapporto che ogni persona ha con il proprio genere e non può essere dedotta automaticamente dall’aspetto fisico, dal sesso assegnato alla nascita o dall’orientamento sessuale.
Conoscere la differenza tra identità, espressione, sesso, genere e orientamento sessuale permette di utilizzare le parole con maggiore precisione e di costruire relazioni più rispettose.
Informarsi significa anche comprendere che non esiste un’unica esperienza di genere e che le definizioni possono avere significati diversi per persone diverse.
Per questo, quando si parla di identità, il punto di partenza più semplice rimane ascoltare la persona e rispettare il modo in cui sceglie di raccontarsi.
È il modo in cui una persona percepisce e vive il proprio genere. Può coincidere oppure non coincidere con il sesso assegnato alla nascita.
Il sesso assegnato alla nascita riguarda principalmente caratteristiche corporee utilizzate per classificare una persona alla nascita. L’identità di genere riguarda invece il modo in cui la persona vive e definisce il proprio genere.
No. L’identità di genere riguarda il proprio genere, mentre l’orientamento sessuale riguarda l’attrazione affettiva, romantica e/o sessuale verso altre persone.
Indica una persona la cui identità di genere non corrisponde, o non corrisponde completamente, al genere associato al sesso assegnato alla nascita.
Indica una persona la cui identità di genere corrisponde al genere associato al sesso assegnato alla nascita.
Indica un’identità che non rientra esclusivamente nelle categorie di uomo o donna. È un termine ombrello che comprende esperienze differenti.
No. Non tutte le persone transgender desiderano o intraprendono percorsi medici o chirurgici. Le esperienze individuali sono diverse.
No. La disforia riguarda una possibile esperienza di disagio associata all’incongruenza tra identità di genere e sesso assegnato alla nascita. Non tutte le persone transgender sperimentano disforia.
No. L’OMS ha spostato nell’ICD-11 la gender incongruence fuori dal capitolo dei disturbi mentali, collocandola tra le condizioni relative alla salute sessuale.
Utilizzando il nome e, quando comunicati, i pronomi con cui la persona desidera essere identificata e evitando supposizioni basate sull’aspetto fisico.
Per alcune persone può rimanere stabile, mentre per altre il modo di comprendere o descrivere la propria identità può evolvere nel tempo.
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