Documento Politico

Salento Pride LECCE - 18 Luglio 2026

ERAVAMO GIÀ FUTURO

Il Salento Pride attraverserà la citta di LECCE
SABATO 18 LUGLIO 2026

Per dare voce e visibilità̀ alle istanze di libertà, autodeterminazione, inclusione e uguaglianza della Comunità̀ lesbica, gay, bisessuale, trans, queer, intersessuale, asessuale (LGBTQIA+), e a tutte quelle soggettività̀ che non si riconoscono all’interno di un sistema eteronormato e che subiscono marginalizzazione da parte di poteri politici, istituzionali e culturali.
Con i nostri corpi e le nostre identità̀ portiamo nelle strade le rivendicazioni e lo facciamo con la varietà̀ di tutti nostri corpi inTRANSigenti anche corpi trans e intersessuali, corpi grassi, neurodivergenti e con disabilità, non binari, non conformi alle aspettative sociali e di genere o razzializzati . Con i nostri corpi non previsti irrompiamo nella scena e mettiamo in discussione il sistema.

Il Pride è una manifestazione di orgoglio e consapevolezza a cui ogni persona, nella propria identità̀ , può̀ prendere parte.

Ogni anno, dal 1994, in Italia si svolgono numerosissimi Pride.

Nel proseguimento di una lotta iniziata con coraggio, nella notte del 28 Giugno 1969 allo Stonewall Inn di New York, quando durante una retata della polizia, l’ennesima violenza alla Comunità̀ LGBTQIA+, le nostre sorelle e i nostri fratelli hanno reagito facendo fronte comune contro le discriminazioni e gli abusi dando inizio a proteste dalla durata di diversi giorni. Dopo la creazione del Gay Liberation Front, l’associazione Chicago Gay Liberation ha organizzato l’anno successivo una parata di commemorazione, e celebrazione della diversità̀ e dell’amore, il 28 giugno 1970, il
primo Pride della storia. Su questa scia, annualmente in tutte le parti del mondo le strade e le piazze si colorano di bandiere e si animano di persone e simboli di resistenza, lotta e desiderio di
autodeterminazione.

Il Pride è il nostro modo di continuare a camminare con Orgoglio nella storia, consapevoli della strada che abbiamo ancora da percorrere. Strada che sembra diventare sempre più tortuosa, considerato lo scenario politico nazionale e internazionale odierno e il sistematico tentativo di smantellamento da parte del governo rispetto alle istanze, al riconoscimento della Comunità̀ e alla regressione dei diritti già esistenti.

L’attuale governo, con le sue posizioni, esprime la caparbia volontà̀ di perseguitare la Comunità anziché accordare una qualsivoglia tutela legislativa. L’ostruzionismo alle nostre istanze non viene portato avanti soltanto su un piano politico, ma anche attraverso un’intensa e continua campagna mediatica, all’interno della quale trovano alimento stereotipi, disinformazione e pregiudizi, incrementati da un contesto di stigmatizzazione generalizzata. Viene perseguita, infatti, una comunicazione, piena di disprezzo, che si poggia sulla paura che gli individui hanno rispetto a quello che non è conosciuto o che si sente lontano da sé. Questa paura è proprio quella sulla quale l’attuale governo fa scientemente leva, per alimentare i propri consensi e legittimare le proprie scelte politiche.

Il precedente governo di centrosinistra, pur essendosi sempre dichiarato sensibile alle istanze della Comunità e pur avendo le forze numeriche, di fatto non si è adoperato al fine di portare a compimento la necessaria legge  sulla omolesbobitransafobia, che giace nei cassetti del legislatore da oltre vent’anni, cosi come l’incompiuto matrimonio egualitario e di molte altre urgenze.

In questo contesto si rafforza l’esigenza di costruire una contronarrazione e di promuovere percorsi di sensibilizzazione ad ogni livello, dall’informazione alla rivendicazione dei diritti, capaci di ricostruire un senso comune più consapevole e rispettoso delle realtà che compongono la Comunità.

Ciò che chiediamo alle istituzioni è il pieno riconoscimento di diritti e realtà, in attuazione dei principi costituzionali: diritti che, se non garantiti a tutte le persone, restano privilegi per poche.

Chiediamo inoltre un cambio di rotta nell’approccio mediatico finora adottato, spesso orientato alla costruzione dell’“altro” e all’alimentazione dello scontro sociale.

Alla luce di tutto questo, la partecipazione alle iniziative promosse dalla Comunità, come il Salento Pride, di cui ricorre quest’anno il decennale, diventa ancora più importante: uno spazio collettivo di presenza, consapevolezza e rivendicazione, aperto a ogni persona che scelga di esserci.

Il tema attorno al quale organizziamo le nostre rivendicazioni quest’anno è: “Eravamo già Futuro”

RICONOSCIMENTO GIURIDICO DELLE FAMIGLIE E DELLE RELAZIONI AFFETTIVE

Rivendichiamo la scelta di formare una famiglia riconosciuta anche legalmente con gli stessi diritti, il matrimonio egualitario, presente in Europa in 22 paesi dei quali 16 EU su 27; la trascrizione di quelli contratti all’estero, la tutela dei matrimoni contratti dalle persone Trans prima della rettifica anagrafica.

Le Unioni Civili la cui applicazione è ormai decennale non hanno accontentato se non con diritti parziali migliaia di persone e famiglie per le quali prima non c’era comunque nessuna tutela.

La legislazione continua a rimarcare che la definizione di matrimonio tra uomo e donna che lo fa così diventare privilegio.
Chiediamo una legge che consenta la registrazione di entrambi i genitori sull’atto di nascita come riconoscimento della funzione sociale degli stessi; l’adozione interna alle coppie di persone dello stesso sesso; l’adozione di minori da parte di persone single e coppie dello stesso sesso.

Vogliamo la possibilità di accedere a diverse forme di regolamentazione delle famiglie.

Il concetto di famiglia queer è sempre più chiaro anche a livello popolare, una società di mutuo aiuto nella quale diverse persone attuano i principi della famiglia stretti da vincoli di affettività, nella quale i figli possano essere riconosciuti legalmente da più persone e nella quale la legislazione familiare di diritti di assistenza pensionistici e di successione sia egualmente applicata.

Esigiamo che le persone con utero (donne, uomini Trans, intersessuali, non binarie) possano autodeterminarsi senza ingerenze e ostacoli di nessun tipo, sanitario e/o morale rispetto all’interruzione volontaria di gravidanza come garantito dalla Legge 194 del 22 maggio 1978, anche se minori e la corretta preparazione del personale sanitario circa richiesta e prescrizione di anticoncezionali specifici

L’abolizione delle obiezioni di coscienza e l’interruzione di qualsiasi finanziamento regionale a gruppi e associazioni antiabortiste e/o confessionali che non devono poter operare all’interno dei consultori pubblici.

Chiediamo la modifica della legge 40/2004 affinché sia possibile per singoli e coppie anche dello stesso sesso accedere alla procreazione medicalmente assistita al momento privilegio delle coppie eterosessuali.

Riteniamo che la Gestazione per Altri debba essere regolamentata sottraendola al rischio di sfruttamento e alle forme di criminalizzazione che puniscono singoli, famiglie e prole.

Sottolineiamo l’importanza della presenza di una “memoria storica” della Comunità̀, che possa ricordare come si riusciva a vivere l’affettività, l’amore, la sofferenza, il riscatto, le lotte e i risultati raccolti negli anni.

Chiediamo la creazione di strutture di supporto e incontro per le persone anziane della Comunità molto spesso sole senza rete familiare presente alle specifich esigenze. Interventi qualificati con strutture di ascolto, aiuto psicologico e anche incontro a risoluzione dei peculiari problemi sociali e sanitari.

Supportiamo la creazione di strutture di aiuto morale, spirituale, psicologico e di reinserimento nella società e nel lavoro di coloro che , fanno la scelta di lasciare la vita religiosa subendo abbandono e marginalizzazione dalle proprie istituzioni.

Supporto anche per coloro che rimanendo parte e nelle istituzioni religiose possano vivere serenamente la loro appartenenza alla Comunità.

Riteniamo debba esserci un dialogo ecumenico con le istituzioni religiose e la società per ottenere accoglienza e ascolto, evitare incomprensioni che possano danneggiare la già fragile relazione reciproca. E’ indispensabile che tutte le scienze entrino in dialogo con le realtà religiose sui temi della Comunità evitando la frattura tra ciò che si è e ciò in cui si crede vivendo all’interno di una società culturalmente frammentata e tecnologicamente in continua evoluzione.

AUTODETERMINAZIONE DEI CORPI E GARANZIA UNIVERSALE DEL DIRITTO ALLA SALUTE

Le disuguaglianze sociali condizionano la vita e il benessere di ogni individuo, ma per chi appartiene alla nostra Comunità il divario è ancora più profondo. Noi siamo qui per colmare quel divario. Rifiutiamo una visione dell’uguaglianza che appiattisce le differenze: la diversità è la nostra ricchezza, ogni mente è un universo unico che merita di incontrarsi con gli altri, non di essere giudicata.

Noi rivendichiamo il diritto di esistere, di essere curati e di essere felici, alle nostre condizioni.

Rivendichiamo il pieno riconoscimento e l’autodeterminazione delle persone Trans, non binarie e Intersessuali. Esigiamo procedure legali snelle e l’accesso gratuito a percorsi affermativi, sia medici che psicologici.

Pretendiamo rispetto per le identità asessuali e aromantiche. Le nostre storie non devono essere sminuite o invalidate.
Chiediamo con forza la depatologizzazione dell’asessualità: non è un disturbo del desiderio né l’esito di un trauma, ma un orientamento legittimo che non necessita di “cure”.

Ci opponiamo fermamente allo stigma che colpisce i corpi grassi. La discriminazione basata sul peso ha effetti devastanti sulla salute fisica e mentale. Chiediamo l’inclusività per i nostri corpi non conformi all’interno degli spazi di lavoro, istituzionali e comunitari.

In egual modo combattiamo ogni discriminazione basata su un corpo non conformato e performante. I nostri corpi meritano rispetto e inclusione, non emarginazione sociale o sanitaria.

Chiediamo ascolto e visibilità per le persone con disabilità fisiche, siano esse visibili o invisibili.

L’accessibilità non riguarda solo le barriere architettoniche, ma la vita intera: rivendichiamo il diritto alla salute affettiva e sessuale, incluso il riconoscimento della figura dell’assistente sessuale per garantire autonomia e dignità.

Esigiamo che la voce delle persone neurodivergenti sia centrale nella formazione del personale pubblico e sanitario. Gli spazi di lavoro e i luoghi istituzionali devono essere adeguati per accogliere le nostre specificità, e non viceversa.

Portiamo alla luce le istanze delle persone che vivono esperienze di sofferenza psichica o disagio mentale. Rifiutiamo la logica che riduce la persona alla sua diagnosi o che usa la contenzione e l’isolamento come risposta. Chiediamo percorsi di cura basati sulla dignità, sul reinserimento sociale e sul supporto tra pari, liberi dal giudizio e dalla segregazione.

La salute è un diritto, non un privilegio. Per questo denunciamo ogni forma di ostruzionismo medico.

Diciamo stop alle “terapie” di conversione: Il personale sanitario deve essere formato per accogliere, non per “riparare”.

Chiediamo l’istituzione di sportelli di supporto psicologico gratuiti e competenti sulle tematiche della Comunità, oltre a un osservatorio regionale che monitori le discriminazioni che è stato promesso ma ancora rimasto lettera morta come la legge regionale n 24/2024 (c.d. Legge Metallo) di cui si attende l’attuazione concreta .

Chiediamo una maggiore accessibilità a un percorso di affermazione di genere capillarizzato, gratuito e con un centro in ogni provincia della Regione Puglia.

Esigiamo l’apertura capillare di Centri Anti Discriminazione (CAD), Centri Antiviolenza transfemministi (CAV) e consultori laici e gratuiti in tutto il territorio regionale.

Chiediamo che venga promosso il diritto all’autodeterminazione e autodichiarazione delle persone trans e intersessuali, normando l’aggiornamento dei dati anagrafici, libero da eventuali medicalizzazioni di rassegnazione di genere, prevedendo la possibilità di specificare un genere non binario nei documenti ufficiali.

Chiediamo che le persone abbiano accesso ai percorsi di affermazione di genere senza necessità di diagnosi, considerato che nel 2018 l’OMS ha spostato la diagnosi dalla categoria delle malattie mentali a “disturbi relativi alla salute sessuale” determinando che l’identità trans gender non può più essere qualificata come una patologia, nonostante il governo continui a patologizzare e perseguire i percorsi e le persone transgender. con maggiore attenzione agli screening, alla prevenzione delle patologie oncologiche correlate agli organi sessuali primari. Le persone trans sono persone escluse da questi percorsi. -Definire “confusione” la varianza di genere in una persona trans adolescente mina la salute ed il benessere psicosociale della stessa.

Ci battiamo affinché venga rispettata l’autodeterminazione dell’identità della persona minore. La consapevolezza di sé avviene già all’età di 3 anni come autorevoli ricerche scientifiche confermano.

Chiediamo un cambiamento culturale che favorisca la comprensione delle differenze affinché nessuno sia definito o limitato dalla propria condizione ma venga riconosciuto nella propria unicità e valore. Pretendiamo che la sanità pubblica riconosca la necessità di supporto anche alle persone neurodivergenti adulte, e che venga fornito un supporto concreto alle disabilità psichiche, relazionali, percettive e cognitive, dove spesso le famiglie si fanno carico senza alcun tipo di aiuto.

In Italia i servizi e l’ assistenza sanitaria viene sotto finanziata e compromessa da problemi sistemici che creano disuguaglianze, stigmatizzazione e disparità regionali. E’ necessaria una visione politica seria e critica, capace di comprendere le gravi carenze e tracciare un percorso di riforma significativo.

È tempo di un approccio pragmatico, scientifico e privo di moralismi.

Chiediamo che sia esteso il regime di anonimato e gratuità del test per tutte le IST ( Infezioni Sessualmente Trasmissibili) e per il protocollo PrEP (Protocollo pre-Esposizione) e che il servizio sia offerto con maggiore visibilità.

Chiediamo l’istituzione, in tutte le ASL, di centri ambulatoriali di facile accesso, garantendo la privacy, per la cura e il monitoraggio delle IST e l’attuazione di protocolli di prevenzione tramite protocollo PrEP.

Chiediamo che la promozione del test rapido per HIV sia offerto attivamente in luoghi non convenzionali e considerati sicuri (safe places/posti sicuri) dalla Comunità.

Chiediamo che venga ampiamente diffusa la comunicazione mirata all’abbattimento dello stigma dell’HIV e della  discriminazione delle persone coinvolte promuovendo la formula U=U (Undecteble(Non rilevabile) = Untrasmissible (Non trasmissibile)

Chiediamo l’ampliamento della gratuità del vaccino HPV.

Chiediamo l’attivazione di campagne pubbliche di informazione sulle infezioni a trasmissione sessuale IST.

Chiediamo che siano promossi metodi contraccettivi e di prevenzione su larga scala come strumenti di protezione contro le IST.

Chiediamo la nascita di uno o più coordinamenti territoriali dei reparti sanitari coinvolti con il proposito di offrire un servizio efficiente e di realizzare la prevenzione in modo strategico..

Promuoviamo l’uso del protocollo PrEP e PEP affinché chiunque desideri o si trovi in situazioni non negoziabili abbia lo strumento per scongiurare il contagio da HIV e di monitoraggio delle altre IST prevenendone la diffusione. Incoraggiamo gli studi e le ricerche riguardo la Doxy-PrEP e la Doxy-PEP al fine di avere gli stessi effetti della PrEP nei riguardi delle IST di natura batterica.

Auspichiamo la diffusione della PrEP a lungo rilascio al fine di snellire protocolli, visite e gli stessi medici che la prescrivono.

Chiediamo la detassazione dei prodotti per l’igiene femminile e la fornitura a carico del sistema sanitario nazionale dei prodotti per la salute mestruale e la creazione di un organismo di controllo che impedisca il fenomeno della pink tax.

Chiediamo una campagna di informazione e sensibilizzazione sull’utilizzo dei preservativo vaginale per favorire l’autodeterminazione della propria salute sessuale

Chiediamo sia garantito l’accesso semplice e gratuito a tutti i metodi contraccettivi e di prevenzione delle IST

Basta con le iprocrisie, Non possiamo usare moralismi per descrivere la realtà

Ecco perché Salento Pride promuove e rivendica un’informazione corretta e consapevole sul chem sex, puntando sulla riduzione dei rischi piuttosto che la riduzione del danno.

Preferiamo che i corpi intermedi e le istituzioni forniscano informazioni capillari su un utilizzo responsabile e consapevole di sostanze, anziché nascondere la realtà facendo finta che non esista e che possa scomparire attraverso campagne giudicanti e moraliste.

Un approccio non giudicante al chem-sex e ai protocolli PrEP aiuterà, come corpi intermedi e istituzioni, a raggiungere l’obbiettivo che SalentoPride ha: abbassare l’incidenza di infezioni da HIV e altre IST con la PrEP, nonché scongiurare la codipendenza da sostanze.

Chiediamo che la salute sia un diritto e non un privilegio, nelle sue molteplici forme ed espressioni, incluse quelle che sono spesso soggette a pregiudizi.

La Comunità Kinky e BDSM si fa portavoce di una modalità relazionale fondata sul consenso ed il rispetto e rifiuta lo stigma e la patologizzazione che subisce per pregiudizio.

Esigiamo l’apertura, il potenziamento e la strutturale funzionalità di CAD ( Centri Anti Discriminazione), CAV (Centri Antiviolenza) transfemministi e di “consultorie” laiche e gratuite, aperte a tutte le persone che ne abbiano necessità, in tutti i comuni del territorio regionale pugliese.

Si registra la totale assenza di supporto per i migranti e rifugiati doppiamente vulnerabili in quanto appartenenti alla Comunità. Riteniamo necessario ed urgente avere riforme concrete per
migliorare l’ assistenza, combattere gli stigma culturali e ridurre la medicalizzazione forzata 

UGUAGLIANZA DEI DIRITTI E DELLA DIGNITÀ SOCIALE

Richiediamo una normativa che prevenga e punisca l’omolesbobitransafobia, riconoscendola come reato, estendendo la tutela anche alle discriminazioni fondate sull’orientamento ed identità sessuale vista la recrudescenza di episodi violenti.

Chiediamo il diritto all’identità di genere intesa non solo come attributo esteriore, ma anche come elemento caratterizzante l’interiorità e la percezione di sé.

Chiediamo la creazione di spazi e centri di aggregazione che favoriscano la cultura della convivenza in ambito sportivo, ludico e creativo.

Per i lavoratori chiediamo la parità salariale tra i generi; la parità di trattamento attraverso l’estensione del congedo parentale e a tutte le figure genitoriali; la creazione di spazi e ambienti sicuri ed accoglienti nei luoghi di lavoro; l’introduzione della carriera Alias nelle aziende pubbliche e private.

Nell’ambito del sex-work chiediamo innanzitutto di ascoltare dai e dalle dirette interessate le loro rivendicazioni in tema di diritti e lavoro.

Manifestiamo per il riconoscimento del sex-work come LAVORO e per l’implementazione di strumenti e azioni al fine di sganciare il sex-work femminile dal patriarcato e per il riconoscimento,quindi, come autodeterminazione del proprio corpo e autonomia, nonché libera scelta, avulsa da influenze culturali e di mercato.

Rifiutiamo la retorica dello svilimento dei corpi e delle menti causato dalla commercializzazione del proprio corpo.
Riconosciamo che il sex-work può essere uno strumento di sostentamento motivato da necessità economiche e non una libera scelta dettata dall’unico scopo di autodeterminazione.

Proprio perché riconosciamo che la realtà è ricca di sfaccettature chiediamo che il sex-work sia gestito come prioritariamente fenomeno lavorativo senza speculazioni paternalistiche o sensazionalismi.

Si avverte con forza la necessità di rivendicare una chiara assunzione di responsabilità da parte dello Stato, attraverso il riconoscimento di un quadro normativo sul sex work che consenta di contrastare lo sfruttamento e, al contempo, garantisca autonomia, autodeterminazione e condizioni di lavoro e di salute adeguate.

Chiediamo non solo la depenalizzazione del sex work, ma anche la previsione e la regolamentazione di strumenti di tutela quali sussidi di disoccupazione, indennità di malattia e coperture per infortunio, nonché l’estensione a queste attività di tutte le garanzie e gli istituti giuridici oggi riconosciuti alle altre forme di lavoro.

Tale normazione deve essere costruita in modo inclusivo, senza lasciare indietro alcuna persona. È necessario evitare modelli eccessivamente burocratizzati che, imponendo parametri rigidi e sanzionando chi non riesce ad adeguarvisi per le più diverse ragioni, finirebbero per produrre nuove forme di marginalizzazione anziché superare quelle esistenti.

Lavoriamo per una società che riconosca pari diritti come lavoratrici e lavoratori sessuali (sex worker) promuovendo la consapevolezza ed il rispetto per la professione. Esigiamo la dignità sul posto di lavoro e la protezione legale contro discriminazioni ed abusi per ciò sosteniamo programmi di formazione e supporto per migliorare la salute con l’accesso ai servizi sanitari e la sicurezza.

Chiediamo la depenalizzazione e regolamentazione del lavoro sessuale (sex-work) per proteggere dalla violenza e dallo sfruttamento.

DIRITTI FONDAMENTALI SENZA DISCRIMINAZIONI NÉ CONFINI

Nessuno deve essere lasciato indietro. Serve una riforma concreta per assistere le persone migranti della Comunità, doppiamente vulnerabili, riducendo la medicalizzazione forzata e combattendo lo stigma culturale

La popolazione migrante necessita urgentemente di una normativa che garantisca efficacemente la protezione internazionale per i minori e per le persone appartenenti alla Comunità che non possono vivere liberamente e pienamente nel proprio paese. Una normativa per la richiesta di asilo che non indaghi sulla sfera sessuale della persona richiedente essendo sufficiente la dichiarazione della stessa e non una valutazione giudiziaria discrezionale.

Richiediamo il mantenimento della protezione internazionale e del diritto di asilo per le persone perseguitate nei loro Paesi di origine per motivi di genere o di orientamento sessuale includendo un  riferimento specifico alla doppia discriminazione che affrontano le stesse subendo razzismo istituzionale e omolesbobitransafobia esacerbando la loro condizione di vulnerabilità.

Richiediamo che i Centri Anti Discriminazione debbano godere di una forma di finanziamento duratura affinché proseguano i progetti avviati a favore della stabilità e sicurezza delle persone migranti della Comunità.

Riteniamo essenziale che i corsi di lingua italiana abbiano un focus anche sulla terminologia LGBTQIA+ favorendo un’integrazione consapevole e rispettosa delle identità di genere e dell’orientamento sessuale anche con programmi di integrazione socio-culturale attraverso eventi artistici che valorizzino le unicità combattendo i pregiudizi.

Chiediamo l’avvio di una campagna di supporto attivo contro il razzismo istituzionale nei comuni e nelle istituzioni locali che spinga le amministrazioni ad adottare politiche adatte a combattere attivamente ogni forma di discriminazione.

Chiediamo che venga abolita la “lista dei Paesi sicuri” restituendo alla valutazione caso per caso nella tutela della persona richiedente asilo, comunque chiediamo che , in ossequio alle indicazione della Corte di Giustizia Europea, si tenga conto nella redazione della “lista” che è necessario che la situazione di sicurezza sia diffusa in tutto il Paese senza eccezioni di porzioni di territorio o di determinate categorie di persone. La redazione della “lista dei Paesi sicuri” deve essere sottratta all’azione politica del governo e restituita al Ministero degli Esteri che collabori in confronto con associazioni nazionali e internazionale di tutela dell’immigrazione.

Per la popolazione carceraria chiediamo la formazione del personale penitenziario volta a far conoscere e sensibilizzare le persone operatrici circa le istanze sanitarie e di sicurezza della Comunità.

Chiediamo che vengano garantite la prosecuzione e l’avvio delle terapie di transizione e la garanzia delle terapie antiHIV all’interno delle strutture di restrizione.

Chiediamo corsi di lingua italiana all’interno dei luoghi di detenzione al fine di favorire la convivenza tra i membri della popolazione carceraria.

La fama del Salento è in crescita.

Chiediamo, pertanto, un’adeguata formazione delle strutture di accoglienza turistica, su tutti i livelli, spesso incapaci e impreparate di confrontarsi con le persone della Comunità.

Chiediamo alle istituzioni di promuovere e salvaguardare l’arte, la cultura e la storia del territorio rivalutando il frutto del genio e dell’estro di persone che fanno o hanno fatto parte della Comunità spesso dimenticate o ostracizzate.

Richiediamo la creazione da parte delle amministrazioni salentine di uno sportello, anche virtuale, dedicato ad informare il sempre più frequente turismo della

Comunità di ogni età su eventi, cultura, socializzazione e salute.

Richiediamo investimenti, ideazione e implementazione, ai decisori di tali piani strategici, di buone prassi, dal turismo esperienziale all’offerta basata su paesaggio, arte, cultura e intrattenimento.

EDUCAZIONE FONDATA SUL RISPETTO, SULL’INCLUSIONE E SULLA PREVENZIONE DELLE DISCRIMINAZIONI

Siamo consapevoli che la violenza di genere appartiene alla società, ereditando una caratteristica strutturale patriarcale, che non può essere combattuta solo con norme punitive, ma con forme preventive di educazione e sensibilizzazione.

Le scuole e le Università italiane devono essere luoghi di conoscenza, crescita e sviluppo personale, ambienti sicuri dove ogni individuo è trattato con rispetto ed uguaglianza, dove si formano cittadini
consapevoli, empatici e preparati a vivere in una società diversificata quando, invece, la cronaca ci riporta sempre più spesso casi di bullismo contro persone della

Comunità facente parte dei corpi sia scolastico che docente e non docente e casi di intemperanze nei confronti di linguaggio e iniziative dedicate.

Contestiamo la proposta dei ministri Valditara e Roccella che impedisce l’educazione affettiva nelle scuole.

L’educazione affettiva è essenziale per favorire la crescita e per creare un ambiente scolastico sicuro. E’ un percorso formativo che aiuta i più giovani a comprendere e gestire le proprie emozioni, rispettare quelle altrui e costruire relazioni sane e responsabili. E’ la forma cruciale di prevenzione di bullismo, discriminazioni e violenza di genere.

E’ sempre più forte l’esigenza di una libera e laica educazione affettiva fin dalle scuole primarie, non si tratta di sessualizzazione dei bambini, ma di educazione alla parità di genere, al consenso, alla gestione dei sentimenti.

Nella scuola secondaria di primo e di secondo grado le tematiche relative al genere e alla sessualità risultano, di fatto, spesso ignorate oppure rese difficilmente accessibili. Ciò avviene anche a causa dell’iter autorizzativo recentemente introdotto dal Ministero, che prevede non solo l’acquisizione del consenso formale delle famiglie, ma anche l’approvazione del Consiglio d’Istituto. Si tratta di un vero e proprio percorso ad ostacoli, nel quale persino una sola opposizione può impedire percorsi formativi su questioni che non possono essere considerate
facoltative o marginali.

Questi temi devono invece trovare spazio in modo strutturato all’interno dell’offerta educativa e devono essere affrontati in una prospettiva laica, affinché non vengano filtrati da impostazioni confessionali che rischiano di distorcerne la portata o di ridurne la trattazione a un livello meramente superficiale.

Chiediamo che la trattazione della materia non si limiti al carattere nozionistico, ma che si estenda all’educazione di genere a all’affettività, alle differenze e al consenso invitando ad una consapevolezza del corpo e della sessualità, alla sensibilità, al rispetto reciproco, all’amicizia, all’empatia, alla gentilezza e alla destrutturazione degli stereotipi di genere oltre a prevenire le infezioni sessualmente trasmesse e gravidanze indesiderate.

Chiediamo che l’educazione affettiva e sessuale venga istituita regolarmente nelle scuole, statali e non, accompagnando il percorso di crescita e scolarizzazione durante tutti gli anni scolastici.

Chiediamo la responsabilizzazione dei dirigenti scolastici nella prevenzione e gestione dei comportamenti discriminatori. Riteniamo, pertanto, necessarie azioni concrete di formazione specifica, preparazione e aggiornamento del personale scolastico che possa accogliere e garantire un intervento mirato, tempestivo ed adeguato.

Personale scolastico e corpo docente che vengano correttamente informati e formati anche sulla tematica delle neurodivergenze garantendo ad ogni discente l’accesso a strutture gratuite per il supporto specialistico e accademico necessario al pieno apprendimento fornendo uno sportello dedicato non solo alle persone con DSA, ma anche alle altre neurodivergenze.

Chiediamo che l’accesso alle carriere Alias sia consentito, nel rispetto delle procedure legislative senza nessuna certificazione medica o di qualsiasi indagine sull’identità sessuale della persona anche di minore età, in tutte le scuole e le Università permettendo alle persone Trans di essere riconosciute e rispettate.

Chiediamo che in tutti i luoghi di formazione sul territorio siano presenti bagni e spogliatoi senza distinzione di genere, garantendo la sicurezza delle persone Trans altrimenti prive di spazi sicuri.

PRIDE COME ESPRESSIONE PUBBLICA DI LIBERTÀ, PARTECIPAZIONE E RIVENDICAZIONE DEMOCRATICA

Il Pride è il nostro spazio sicuro e deve essere uno spazio sicuro per ogni persona, il Pride è il megafono delle nostre rivendicazioni. È un movimento che affonda le proprie radici nell’antifascismo, nell’antirazzismo e nell’antisessismo.

Lottiamo per una società laica, libera, uguale e solidale: una società orgogliosamente transfemminista, trans-includente e intersezionale.

Respingiamo con fermezza la retorica del “decoro” e della “sobrietà”. Si tratta di un tentativo strumentale, imposto da una cultura patriarcale ed eteronormata, per reprimere la nostra libera espressione. Il Pride non è, e non sarà mai, una marcia in punta di piedi. È una mobilitazione che rivendica la libertà e lo fa attraverso ogni sua forma. Nessun potere può controllare o limitare i nostri corpi. Il modo consono di partecipare al Pride è il tuo. Il dress-code giusto per scendere in strada è il tuo. Il Pride è l’espressione più autentica del proprio sé.

Lavoriamo per costruire spazi in cui la società possa finalmente acquisire un linguaggio consapevole e gli strumenti necessari per emanciparsi. Vogliamo abbattere i confini imposti e le prigioni fisiche e culturali del patriarcato, del razzismo, dell’omolesbobitransfobia e della mascolinità tossica.

L’acronimo LGBTQIA+ è un orizzonte in continua evoluzione, che non sempre riesce a esaurire l’infinita complessità delle nostre identità. Per garantire visibilità e riconoscimento anche a chi non trova un’immediata corrispondenza in questa sigla, abbiamo scelto di utilizzare il termine Comunità: un abbraccio collettivo in grado di rappresentare ogni individualità e formazione sociale.

Abbiamo, inoltre, cercato di usare un linguaggio accessibile per far uscire le nostre istanze facendole arrivare ovunque ci sia bisogno di aiuto, di ascolto e di cambiamento.

È sulla base di questi presupposti che anche quest’anno il Salento Pride attraversa Lecce, nel cuore delle rivendicazioni pugliesi, e pretende a gran voce che la Comunità venga ascoltata nella richiesta di attenzione e tutela dei diritti .

Il Salento Pride è uno spazio di assoluta libertà di pensiero che non applica censure. Rivendichiamo con orgoglio la nostra natura apartitica e la nostra profonda vocazione pacifista. Rifiutiamo la forza come strumento di offesa e di risoluzione delle controversie internazionali, lanciando un appello globale per l’immediato cessate il fuoco in tutti i conflitti.

Questo manifesto è un impegno per un futuro nel quale ogni individuo possa vivere senza essere giudicato per come è e per chi ama.

La nostra lotta continuerà finché ogni persona non godrà degli stessi diritti e delle stesse opportunità, avendone i doveri, indipendentemente dall’orientamento sessuale e dall’identità di genere.

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